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L’anima venduta al Diavolo

Quante cose si fanno, pur di vivere nell'ozio e negli agi! Ecco cosa avvenne a un giovane di Ràgoli. Lo scapestrato era assai conosciuto in zona per la vita dissoluta che conduceva, dilapidando i beni di famiglia e circondandosi di brutti figuri, assieme ai quali importunava le fanciulle del paese e teneva svegli con canti e lazzi i poveri contadini che di notte cercavano di riposarsi dopo le fatiche del giorno. Insomma, era proprio il tipo col quale il Demonio poteva trescare per ottenerne in cambio l'anima. E infatti...Una sera, mentre il giovanotto rientrava solo soletto a casa dopo l'ennesima scorribanda da un'osteria all'altra, il Diavolo gli si fece incontro e gli parlò con voce cavernosa e roca.- Ehi, bellimbusto, te l'ha mai detto nessuno che possiedi una cosa alla quale io tengo in modo particolare? Sarà stato il vino bevuto quella sera, oppure il coraggio dell'incoscienza, fatto sta che l'altro non si spaventò e rispose per le rime.- Se questa cosa così preziosa è mia, non vedo perché deve interessare a un figuro come te! - Eh, eh, eh... hai anche la lingua lunga, vero? Ascoltami bene, ti propongo un patto - e Satana si fece ancor più vicino, abbassando il tono della voce - Io posso renderti ricco, più ricco dell'uomo più ricco che esista, a patto che tu, quando morrai... oh, fra molti, moltissimi anni... regali la tua anima a me! Che ne dici?

Sarà stato ancora l'effetto del vino, oppure l'ultimo sussulto dell'incoscienza, ma il giovane non si tirò indietro. Senza dire una parola allungò il polso della mano sinistra, impugnando con l'altra uno stiletto: un piccolo taglio, alcune gocce di sangue fatte colare sulla pergamena che il Maligno gli porgeva e il patto fu siglato. Per l'eternità. Bene, hai fatto la cosa giusta - biascicò il Diavolo, nascondendo la pergamena sotto l'ampio mantellaccio nero che lo copriva fino ai piedi - E adesso corri al ponte del Lisàn, guardati bene in giro e vedrai tre cavità nella roccia... in quelle marmitte di pietra è custodito il tuo tesoro... eh! eh! eh!

Il Malvagio sparì all'istante in una nube azzurrognola, lasciando dietro di sé un acre odore di zolfo. Il ragazzo si scosse, si stropicciò gli occhi e finalmente capì quel che gli era successo. «Poco male - si disse grattandosi la zucca, - vorrà dire che andrò subito a vedere quanto son diventato ricco!». Raggiunse in breve il ponte del Lisàn e poco distante vide subito le tre cavità nella montagna. Erano piene colme di monete, una montagna d'oro che il giovane non aveva mai nemmeno sognato! E da quella notte la sua vita cambiò.

Divenne ricchissimo: se ne andò dal paese per stabilirsi in città, in un grande palazzo; trovò a servirlo una schiera di domestici; acquistò campagne e le fece coltivare da fidati contadini; sposò una brava ragazza conosciuta a una festa in piazza, e fu sempre gentile e premuroso con lei («Nooo, non si fa così!» urlava intanto il Diavolo all'Inferno); divenne padre tre volte e fu affettuoso con i figlioli, che crebbero sani di corpo e di cuore («Ma come, e tu saresti lo scapestrato di un tempo? Quello sul quale io ho impegnato il mio onore di diavolo?»). Quando incontrava qualcuno in difficoltà, apriva sempre la borsa e regalava ai più poveri quel tanto che permettesse loro di rifarsi un'esistenza («Aaahhh! Non si comporta così chi ha venduto l'anima al Male!»). E ogni domenica, al termine della messa, un sacchetto di monete d'oro scivolava invariabilmente e di nascosto nelle mani del parroco... «Per i vostri poverelli!» mormorava l'uomo ricco, con un sorriso misterioso.

- Basta così! - proruppe il Diavolo, apparendo all'improvviso di notte al suo «discepolo». - Ma cosa stai facendo... non era questo, il patto! - Come no - rispose l'altro tranquillo - Tu mi hai fatto ricco e io ti renderò l'anima al termine della mia vita, ma non mi hai detto come dovevo spendere il mio denaro! - Già, ma non lo sai che se con tutto quell'oro non compirai mai un'azione malvagia, il patto firmato col tuo sangue non avrà alcun effetto? - Davvero? E chi lo sapeva... tu, forse! A me sta bene spendere i miei soldi come ho fatto sinora e non ho alcuna intenzione di cambiar vita. - Senti - proseguì il Malvagio calmandosi un poco - facciamo cosi: moltiplicherò per due le ricchezze che hai accumulato, ti regalerò altri tre palazzi e il quadruplo di campagne, tutto quello che mi chiederai, ma tu cerca di spendere almeno uno soldo, uno soltanto, per far del male agli altri! - Che me ne faccio del denaro in più che mi offri: ne ho già tanto, che non so nemmeno come spenderlo! - D'accordo, allora, allora... potere! Ti darò tutto il potere che vorrai! Ti farò re di questa terra... oppure imperatore dell'intero continente... signore assoluto di tutte le terre e di tutti i mari... ma tu, vedi di compiere anche una sola malefatta, un solo torto, un unico sopruso. Va bene? - Oggi il mio potere è quello di reggere la mia famiglia e i miei campi, di guidare i miei domestici e di servire la mia città. Non chiedo nulla di più! - Ma allora non hai capito! Io ho bisogno che tu sia un po' disonesto... ho scelto proprio te, per quel patto, perché mi fidavo della tua balordaggine, e invece guarda tu chi mi ritrovo: un buon padre di famiglia, un onesto padrone, un cittadino servizievole... Ascoltami, faccio un ultimo tentativo: oltre a quello che già ti ho promesso, posso solo darti una cosa in più, una cosa che nessuno possiede e che tutti vorrebbero... - E cosa sarebbe? - L'immortalità! Posso renderti immortale, a patto che tu compia una sola azione disonesta. Piccola, ma scellerata! Ci stai?

L'uomo non ebbe nemmeno il tempo di rispondere, perché in vece sua decise San Pietro, che dall'alto del Paradiso aveva seguito l'intera scena. Ebbe compassione di quel buon uomo, il Santo, e con un piccolo cenno della mano si prese la sua anima, portandola nel tripudio degli Angeli e degli Arcangeli e lasciando il Diavolo con un palmo di naso.

Seconda versione 

Stando a un'altra versione della medesima leggenda, il giovanotto di Ràgoli, dopo essersi impossessato dell'oro nascosto nelle tre marmitte del Lisàn, avrebbe continuato a vivere nello sperpero e nella dissolutezza, senza mai preoccuparsi di quelli che stavano peggio di lui. Anzi, preferiva gettare nel fiume il denaro che non sapeva come spendere, piuttosto che fare un po' d'elemosina. Non solo: quanto più spendeva, tanto più denaro si ritrovava poi in cassa e la giostra delle orge e delle malvagità riprendeva con maggior lena di prima. Ma giunse anche per lui il momento di diventar vecchio, debole e afflitto da mille acciacchi. Imperterrito, il manigoldo continuò a fare la bella vita, infischiandosi dei consigli alla prudenza e al contegno. Morì miseramente com'era vissuto: affogando nel vino e rimpinzandosi di cibo. L'unico a godere della sua fine fu il Diavolo, che si prese quell'anima dannata e, secondo il patto firmato col sangue, se la portò nell'angolo più profondo e buio dell'Inferno.

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