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Che cosa sono le Regole

La Comunità delle Regole di Spinale e Manez è una comunanza agraria esistente ab immemorabili, di proprietà delle popolazioni dei Comuni di Ragoli, Montagne e Preore […]. I terreni e beni immobili di detta Comunità […], sono inalienabili, indivisibili e vincolati in perpetuo a destinazione delle popolazioni di cui sopra […]”. (statuto 1960, art. 1)

… sono costituite, amministrate e godute in base a norme fissate da usi secolari, da transazioni, da sentenze e dal costante riconoscimento delle Autorità politiche, amministrative e giudiziali che in base alle vicende storiche del dominio e della legislazione ebbero a reggere il nostro paese per il lungo spazio di almeno otto secoli.” (statuto 1926, art. 1)

Le comunità rurali

Le Regole di Spinale e Manez fondano le proprie origini nell’antico fenomeno delle comunità rurali il cui presupposto è quello del patrimonio fondiario libero ed indiviso, a cui avevano diritto i componenti originari della stessa comunità. Nella fase iniziale della loro esistenza dunque, le Regole di Spinale e Manez non si differenziano dalle altre comunità rurali delle Giudicarie.

Nel corso dei secoli, per le diverse vicende che le hanno caratterizzate e che cercheremo di raccontare, le Regole si sono distinte sempre più dalle altre comunità rurali dello stesso ambito storico e geografico fino a diventare un istituto unico che non può essere assimilato a quello degli usi civici come sono state definite altre comunità rurali. Le Regole di Spinale e Manez, per la quantità di documenti storici e giuridici giunti fino a noi, per la ricchezza del patrimonio silvano ed alpestre, per la loro costante ed attiva presenza a livello istituzionale, si possono senza dubbio considerare la proprietà collettiva più importante delle Giudicarie e una delle più note e rilevanti anche dell’intero panorama Trentino.

Ipotesi sulla nascita delle Comunità Rurali

In assenza di documenti si possono solo formulare delle supposizioni circa la nascita delle comunità rurali. Fonti diverse sono d’accordo nel considerare alcune principali ipotesi: pre-romana, romana, germanica (longobarda),feudale, di acquisto. La certezza che si tratti di istituti molto antichi porta a ritenere le prime ipotesi quelle più probabili, in particolare la tesi romana è supportata dallo studio etimologico dei nomi dei paesi (ville) comproprietari delle Regole: i nomi con suffisso –ana sono infatti di epoca romana e nel nostro caso abbiamo Bolzana, Cerana, Larzana. Per quelli che si differenziano troviamo comunque un riferimento della stessa epoca: Vigo è il nome comune dei centri rurali romani, Coltura è il nome latino che significa l’insieme dei terreni arativi.

Un’ipotesi più lontana nel tempo riconduce le origini delle comunità rurali e del concetto di patrimonio “indiviso” addirittura all’epoca dei Reti, cioè 1.000 anni avanti Cristo. Il territorio della Rezia comprendeva anche l’attuale Trentino Alto Adige e sembra che fu il popolo dei Reti ad introdurre la distinzione tra “diviso” e “indiviso”. L’indiviso era costituito dal terreno che non veniva spartito e che rimaneva di proprietà dell’intera comunità. Essendo le Regole patrimoni “indivisi” di antichissima origine, è probabile che questa tesi sia credibile.

Un’ultima teoria è quella dell’evoluzione del possesso fondiario dall’originaria proprietà comunista alle attuali forme di coltivazione privata: La comunità rurale o comunanza agraria nasce come necessità e si fonda sul concetto di patrimonio “indiviso” finché la fonte di sostentamento dai terreni è quella naturale della caccia, della pesca e della raccolta dei frutti del bosco, o quella della fase successiva dell’allevamento e del pascolo sul terreno. Il patrimonio cessa di essere indiviso quando ad integrazione del pascolo estivo si introducono attività più complesse come la coltivazione dei campi e la segagione, e per effetto dell’aumento della popolazione.