A A A
Home page

Malghe ed altri edifici naturalistici

Malga Fevri

1583: “…che sul monte Spinale debbano esserci tre malghe… la malga di Spinale (Fevri) per Favrio e Pez; la malga delle Montagne (Montagnoli) ai Pezoi per Cort, Larzana, Binio e Coltura; la malga di Pozza dei Boch (Boch) per Vigo, Bolzana e Cerana…
Il forte legame della Comunità delle Regole con l'alpeggio è testimoniato dalla particolare attenzione e valorizzazione delle malghe e dei pascoli.
La malga è formata dai pascoli, dallo stallone, dalla cascina, e dalla porcilaia. Lo stallone (stalon) è il ricovero per le bovine. Nella cascina (caset) abitano gli uomini, viene lavorato il latte, si conservano i prodotti caseari. La porcilaia è il ricovero per i maiali. “I porci non devono pascolare altrimenti scavano e sollevano le zolle erbose, vengono alimentati con siero di latte, sono liberati solo in terreni umidi dove possono voltolarsi”.
Le malghe, luogo d’incontro tra uomo e natura, rappresentano l’anello di congiunzione indispensabile per trarre dal territorio le risorse che offre. Un rapporto fatto di reciprocità e buone abitudini. (Monte Spinale)

Malga Boch

1583 “…che sul monte Spinale debbano esserci tre malghe… la malga di Spinale (Fevri) per Favrio e Pez; la malga delle Montagne (Montagnoli) ai Pezoi per Cort, Larzana, Binio e Coltura; la malga di Pozza dei Boch (Boch) per Vigo, Bolzana e Cerana…
Il forte legame della Comunità delle Regole con l'alpeggio è testimoniato dalla particolare attenzione e valorizzazione delle malghe e dei pascoli.
La malga è formata dai pascoli, dallo stallone, dalla cascina, e dalla porcilaia. Lo stallone (stalon) è il ricovero per le bovine. Nella cascina (caset) abitano gli uomini, viene lavorato il latte, si conservano i prodotti caseari. La porcilaia è il ricovero per i maiali. “I porci non devono pascolare altrimenti scavano e sollevano le zolle erbose, vengono alimentati con siero di latte, sono liberati solo in terreni umidi dove possono voltolarsi”.
Le malghe, luogo d’incontro tra uomo e natura, rappresentano l’anello di congiunzione indispensabile per trarre dal territorio le risorse che offre. Un rapporto fatto di reciprocità e buone abitudini. (Monte Spinale)

Malga Montagnoli

Immaginatevi: oltre 500 ettari di praterie alpine che si stendono a 2000 metri di quota, ai piedi di guglie dolomitiche da un lato e con vista sui monti e ghiacciai delle Alpi centrali dall’altro; suono di campanacci, odori di letame e di caserada, grida di pastori, centinaia di rendéne e di brune tranquillamente al pascolo… Qui si vorrebbe vendere quel che la malga può dare, avendo particolare attenzione per la qualità dei prodotti caseari e per la promozione del mondo delle Regole di Spinale e Manez, fatto di tradizioni e di gestione appropriata della risorsa naturale…
Per secoli pastori e casari hanno lavorato presso la Malga Montagnoli, ma negli ultimi anni non è stato possibile produrre formaggio a causa delle sempre più restrittive norme e per l’elevato costo di alcuni macchinari. Oggi si vuole recuperare, se pur con tecnologie e macchinari diversi la tradizionale lavorazione del passato: il progetto di ristrutturazione e adeguamento sanitario del caseificio si propone di lavorare al massimo 1.500 litri giornalieri, provenienti oltre che dalla stessa malga Montagnoli, anche dalla malga Boch, producendo così un formaggio unico. (Monte Spinale)

Malga Brenta Alta

Già nel 1893 troviamo indicata Baita Brenta Alta sulla “Karte der Umgebung von Madonna di Campiglio”. Situata nell'alto ripiano erboso della Brenta Alta, la malga ha ospitato fino al 1949 i pastori che durante la breve estate accompagnavano mucche e maiali attraverso la Scala di Brenta. Il focolare (frogolar) al piano terra della casina serviva per la lavorazione del latte. Il soppalco di legno del sottotetto ha dato rifugio e ristoro ai sogni dei primi esploratori che anelavano alla conquista del Brenta, che nonostante le fatiche annotavano sul taccuino la bellezza e la meraviglia del panorama, restando “immensamente sorpresi dalla vista dei giganti dolomitici”. Inserita nel sistema insediativo di tipo sparso caratteristico della Val Brenta, la malga come altri edifici ha permesso fino a qualche decennio fa quella particolare forma di nomadismo pastorale di stagione comune alle popolazioni dell’arco alpino.
La casina è stata risanata e tutti gli elementi sono stati lavorati secondo le tecniche tradizionali e le congiunzioni sono state realizzate con spine di legno duro, escludendo l'uso di elementi metallici. (Val Brenta)

Malga Brenta Alta

Malga Brenta Bassa

La casina (caset) insediata nella Val Brenta faceva parte del sistema territoriale legato alle tradizionali attività silvo-pastorali che in passato caratterizzava la valle, leggibile nelle mappe catastali austriache del 1859. Il pianoro che ospita la casina presenta una “bella , straordinariamente maestosa vista sulla torre alta quasi 5000 piedi del Crozon del Brenta”. In passato l'edificio comprendeva anche una struttura per il ricovero del bestiame in seguito demolita. La casina conserva l'impianto originario e l'antico focolare (frogolar). Come altri edifici nella Val Brenta ha permesso fino a metà del secolo scorso quella particolare forma di nomadismo pastorale di stagione comune alle popolazioni dell’arco alpino. (Val Brenta)
Malga Brenta Bassa

Prà de Mez

L'edificio situato in località Pra’ de Mez si trovava al limite inferiore del vasto pascolo della malga Frate ben individuabile nelle mappa catastali austriache del 1859.
La sua funzione di supporto dell'attività silvo-pastorale si è trasformata negli anni, mantenendo comunque l'uso a dimora con possibilità residenziali in appoggio al vivaio Brenta. Inserito in un bosco di conifere l'edificio ha nel corso degli anni parzialmente cancellato i caratteri tradizionali. (Val Brenta)

Prà del Cason

L'insediamento situato in località Pra’ del Cason è costituito da due edifici e da un'area a pascolo. Il luogo è ricordato fin dal periodo asburgico come area di grande suggestione paesaggistica nominata su tutte le riviste dell'epoca. Al tempo il luogo era denominato Kaiserin Friedrich Platz in onore dell'Imperatrice Friedrich che soggiornò nell'agosto 1885 con le principesse Vittoria, Sofia e Margherita a Madonna di Campiglio. Attualmente la parte superiore in legno dell'imponente fienile è andata distrutta ed ora sono visibili solo i resti in muratura delle stalle, mentre è ben conservato il basso edificio che fungeva da ricovero per i pastori. La casina (caset), edificata nel 1829, come testimonia la data incisa sulla parete ovest, non ha subito particolari trasformazioni dell'impianto originario e delle principali strutture. (Val Brenta)

Prà della Casa (ex Vivaio Brenta)

E’ la porta della Val Brenta, dopo tanto aspettare la natura incontrò l’uomo. Sull’area sono presenti importanti manufatti del sistema insediativo e produttivo stratificatosi nel corso dei secoli a supporto della particolare forma di nomadismo pastorale che fin dalla antichità ha permesso un razionale ed equilibrato sfruttamento delle nostre montagne e la sopravvivenza delle popolazioni. Qui c’era un vivaio di piantine di abete rosso, abete bianco, pino cembro e larice …” l’uomo che con umiltà si pone al servizio della montagna, la aiuta, la salva dalla distruzione degli altri uomini…, il vivaio che al tempo stesso diventa giardino bellissimo, affresco della cultura forestale…” Franco de Battaglia. (Val Brenta)

Prà della Casa

“Bait dal Lat” - Vallesinella

Originariamente questo edificio era situato sulla sponda destra del sottostante torrente Sarca di Vallesinella e serviva come deposito del latte; non più utilizzato in seguito all’abbandono di questi pascoli. (Vallesinella)

Malga Vallesinella Alta

“… tutti gli allievi di bestiame bovino, che non hanno latte dovranno nel tempo del malgheggiare essere collocati nella cosiddetta malga Vallasinella alla quale si aggiungerà il Mondrone (Mandrone)… le pecore avranno il pascolo nei luoghi soliti, cioè nelle cime di Vallasinella, e coste dello Spinale, e stabbieranno in Vallesinella…” in Nuovo regolamento delle valli di Spinale 1812, Tiroler Landesmuseum Innsbruck. (Vallesinella)

Casina Vallesinella

Le malghe di Vallesinella Bassa e Alta, con il Gras de l’Ovno e il Pra’ del Mandron, pascoli e piccole radure tra loro staccati, erano pascolati con bovine e pecore. “… solitudine montana aspramente rupestre…” Max Kuntze.
Le due malghe di Vallesinella e i ricoveri de l’Ovno e del Mandron, a differenza di quelle dello Spinale, sono stati costruiti completamente in legno.
Come gli altri edifici nella vicina Val Brenta ha permesso fino a metà del secolo scorso quella particolare forma di nomadismo pastorale di stagione comune alle popolazioni dell’arco alpino. (Vallesinella)

Malga Frate

Collocata nella zona fra la Sarca di Campiglio e la Sarca di Brenta, la Malga Frate, compare nei documenti già dal 1745 in merito a questioni di affitto e di condizioni per i locatari: i prati attinenti ai casoni dovevano essere sfalciati e non pasturati; le bovine dovevano pascolare nei boschi circostanti; il letame non poteva essere venduto, ma sparso nei terreni erbosi per concimarli. Le malghe, luogo d’incontro tra uomo e natura, rappresentano l’anello di congiunzione indispensabile per trarre dal territorio le risorse che offre. Un rapporto fatto di reciprocità e buone abitudini. (Val Brenta)

Casina Cantin Valagola

In località Cantin, la casina in legno è collocata in un'ampia radura nel bosco nelle vicinanze della Lavina Bianca; in passato la baita con la zona a pascolo costituiva una delle stazioni del circuito d'alpeggio comprendente anche le malghe Brenta Bassa e Brenta Alta. L'edificio ha mantenuto i suoi caratteri originari e si caratterizza come bivacco. (Valagola)