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Preore

Il testamento dell’appestato

Era rimasto solo lui a presidiare le case di Cerana soffocate dalla peste, ma non sapeva cosa fare: scappare non era possibile, l'avrebbero bloccato all'ingresso di Preóre e rimandato indietro a morire da solo tra i suoi morti. Pregare Iddio, certo, gli era di sollievo, ma anche così facendo la paura del morbo non diminuiva per nulla.

Chiudersi in casa e attendere che tutto si compisse, forse, era l'unica soluzione.E l'uomo decise: prese dalla piccola sagrestia un foglio di carta e scrisse con poche e semplici parole il suo testamento: «Lascio ogni mio avere, la casa, i campi e l'orto, nonché le bestie che sopravvivranno alla pestilenza, alla buona gente di Vigo, Bolzana e Fàvrio. Sappiano loro farne buon uso, per venire incontro alla miseria dei poveri e alla solitudine dei vecchi».Poi arrotolò il testamento, lo legò alla bell'e meglio con una cordicella di canapa e gettò il tutto da una roccia, affinché venisse raccolto dalla gente che viveva di sotto. Quindi raggiunse il suo giaciglio, si sdraiò e chiuse gli occhi, restando in attesa della fine, che sentiva ormai vicina.

Stando a un'altra versione, anche a Cerana ci fu un superstite, un tale della famiglia Paoli che miracolosamente si salvò dal morbo. Passata l'epidemia, si trasferì alla Nova (o Noa) e lì ripopolò il paese, che comunque mantenne sempre vivo il ricordo della vecchia Cerana. Anche questa piccola frazione di Preóre, oggi, rivive nei mesi estivi grazie ad alcune famiglie che salgono fin lassù a trascorrervi la villeggiatura.

Il “porto della Bastìa”

Quanto dovevano essere diversi, un tempo, i paesaggi delle nostre valli. Pensate che anticamente la buca di Tione, stando a quel che narrano le leggende, avvalorate in questo anche da osservazioni scientifiche, era occupata da un grande lago, le cui acque andavano a lambire i paesi di Bolbéno, Zuclo, Preóre e Ràgoli. La tradizione ci ricorda che a Preóre, ad esempio, in località Bastìa, si alzava un castello abitato dal signore del paese e nei pressi attraccavano le barche che solcavano le acque del lago di Tione. Fino a non molto tempo fa erano visibili, sempre alla Bastìa, alcuni grossi anelli di ferro infissi nella roccia e si pensava che vi venissero attaccate le cime delle barche. In realtà, si trattava molto probabilmente del luogo di posta per i cavalli della gente di passaggio o dei soldati della rocca.