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La “via” della malga

L’allevamento era molto importante ma toglieva spazio alle coltivazioni del fondovalle: anche per questo la soluzione adottata fu quella di spostare gli animali, conducendoli, in estate, sui pascoli in quota, dove l’agricoltura non poteva essere praticata con successo. Questo movimento di bestiame permetteva di ridurre gli spazi da dedicare alla produzione di foraggio, poiché era sufficiente disporne per i mesi invernali, quando si rendeva necessario il ricovero degli animali in stalla: ciò consentiva ai contadini di poter falciare i prati e preparare il fieno per l’inverno mediante i tre tagli fin, cort e terzol. Le bestie in malga non dovevano essere accudite da ogni singolo proprietario, non mangiavano fieno ma l’erba dei pascoli.
Un altro aspetto non meno importante era la possibilità di cibarsi di erbe aromatiche proprie dei pascoli di alta montagna, più saporite e nutrienti, che miglioravano la qualità del latte prodotto proprio per le intrinseche proprietà di tali erbe nel favorire la lattazione, con conseguenti benefici sulla produzione casearia.
Il carico dell’alpe, o monticazione, benché la tradizione parli sempre di date fisse, avveniva dopo la metà di giugno. In base alla consistenza dell’erba ed alle condizioni meteorologiche la comunità prendeva la propria decisione. Iniziava il tutto con la raccolta del bestiame, all’alba in paese: vacche da latte, asciutte e vitelli venivano consegnate ai pastori addetti per quell’anno alla malga, che dopo averli accolti, li eccitavano a muoversi con grida e gesta verso la “via della malga”. La prima vacca, forse meno lattifera, che prendeva l’avvio veniva eletta la “regina” della malga per tutta l'estate: essa guidava la mandria in ogni occasione. La salita alle malghe era il più delle volte lunga e faticosa: sentieri ripidissimi, disastrati lungo i quali i pastori spingevano la mandria senza forzarla, con accortezza; la fatica e le disagevoli piste avrebbero infatti pesato nei giorni successivi con una produzione di latte “affaticato”. Per questo motivo probabilmente vale il detto che una buona strada vale già mezz’alpe.
Vacche di Razza Rendena al pascolo allo Spinale
I percorsi dai paesi all’alpe erano ormai stabiliti da passaggi millenari. Esistevano inoltre piazzole per la sosta e abbeveratoi di legno o pozze d’acqua lungo tutto il percorso. Il tragitto, almeno per le nostre zone, durava non più di una giornata: i pastori cercavano di giungere alla malga nelle prime ore pomeridiane, per far riposare le bestie e poterle liberare del latte di “prima mungitura”, non utilizzato e passato ai maiali, sempre presenti in malga.
L’attività d’alpeggio cessava ai primi di settembre: dopo il 20 di agosto l’erba scarseggiava e gli “uomini” della malga seguivano con attenzione il pascolo e le condizioni meteo-ambientali. Lo scarico, o demonticazione, avveniva in ogni caso prima del 10 di settembre: gli attrezzi della malga venivano portati a valle i giorni seguenti lo scarico. Alla consegna del bestiame ai rispettivi proprietari seguivano tutta una serie di contatti tra il malgaro e la comunità per le rese dei prodotti caseari.
Negli ultimi decenni, grazie allo sviluppo turistico che ha incoraggiato la sistemazione di strade e sentieri, “le vie delle malghe” sono indubbiamente migliorate, intatto è invece rimasto il fascino della salita in malga di una mandria di possenti vacche Rendena, che fanno risuonare i propri campanacci nel silenzio dell’alba.