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La chiesa di S. Faustino e la Decima di Preore

Nell’antica Comunità e Università di Preore, che raggruppava tutte le ville parziarie delle varie regole, per molto tempo l’unica chiesa esistente fu quella di San Faustino a Ragoli, al cui esterno si trovava e si trova ancora il cimitero.
La chiesa era il cuore della comunità, il punto di ritrovo delle persone, non solo per gli appuntamenti religiosi ma anche per discutere di altre questioni della vita civile, comprese quelle economiche.
Incontriamo la chiesa di San Faustino già nel primo documento scritto della storia delle Regole di Spinale e Manez: il manoscritto del 1249.
Chiesa di San Faustino
La chiesa di S. Faustino e l’adiacente cimitero
Ricordiamo infatti che il contratto di affitto “di una presa boschiva e prativa, con alberi…” sul monte Spinale al priore Lombardo dell’ospizio di Santa Maria de Campei, fu redatto a Campiglio e ratificato circa un mese più tardi proprio nel cimitero di San Faustino dalla pubblica regola di Spinale, ovvero dall’assemblea dei parziari del monte Spinale, che comprendeva solo alcune ville della Comunità.
Lo stesso atto prevedeva inoltre che l’affitto del pascolo, consistente in “un peso di formaggio buono e bello, stagionato di monte”, dovesse essere pagato annualmente nel giorno della festa di San Michele, alla “carità” di San Faustino.
La festa di San Michele è il 29 settembre, giorno in cui nella Comunità di Preore venivano riscosse le cosiddette decime, da versare al Capitolo di Trento. La nostra Comunità si trovava nel Principato di Trento; il cui principe era lo stesso Vescovo; il Capitolo era il collegio dei canonici, i consiglieri del Vescovo, presieduto dal Decano. Il sostentamento del Capitolo era garantito soprattutto dal pagamento delle cosiddette decime da parte del popolo cristiano: le decime consistevano nella decima parte del raccolto.
Il diritto di decimare i raccolti era considerato un feudo, e così fu per la Decima di Preore; si trattava indubbiamente di un feudo speciale in quanto di solito i feudi erano costituiti da beni immobili. Nel caso di Preore i canonici di Trento decisero di non esercitare direttamente il diritto alla decima bensì di darlo in locazione alla stessa Comunità per un censo annuo di 18 lire. Ciò significa che gli uomini di Preore divennero vassalli dei signori canonici di Trento, riscuotevano dalla loro popolazione le decime, in cambio di un affitto al Capitolo di Trento.
Per un breve periodo tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, il feudo della Decima di Preore passò Signori di Stenico per poi ritornare a Preore; l’ultimo documento completo ritrovato è infatti è del 1789, mentre qualche rapido cenno si trova anche in documenti successivi fino al 1844.
I vassalli del feudo della Decima di Preore ricominciarono quindi a giurare fedeltà al Capitolo di Trento. La scelta dei vassalli avveniva periodicamente da parte della Comunità riunita in assemblea presso il campanile di Vigo, ovvero il luogo di riunione della pubblica regola. Dopo la nomina avveniva la cerimonia di investitura dei nuovi vassalli, presso il cimitero di S. Faustino, all’esterno della chiesa. Si hanno documenti certi che a partire dal 1495 la nomina e l’investitura di nuovi vassalli avveniva esattamente ogni 29 anni, l’ultima di cui si ha notizia fu nel 1844, in tono di gran lunga minore rispetto a tutte le altre.
Nel 1377 fu introdotta un’ulteriore novità nella storia della Decima di Preore: la data del pagamento del censo al Capitolo fu cambiata dal 29 settembre (festa di San Michele) al 18 novembre, festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale di San Vigilio di Trento.
Interno chiesa di San Faustino
L’interno della Chiesa
Nel 1480 il Capitolo di Trento tentò di rivedere a proprio favore il contratto di affitto della Decima di Preore, per questo chiese alla Comunità di Preore di dimostrare l’esistenza del feudo e le relative condizioni con i documenti originali. La controversia durò alcuni anni poiché i documenti non si trovavano, né presso la Comunità né presso l’Archivio Capitolare.
Nel 1496 la questione fu definitivamente risolta a favore della Comunità di Preore con il cosiddetto “Documentone”: in esso vennero confermati l’esistenza del feudo della Decima di Preore e i relativi diritti della Comunità, così come i confini della stessa Decima entro i quali vale il diritto di “decimare”.
Soddisfatti gli uomini di Preore, per evitare che simili controversie potessero verificarsi di nuovo in futuro, una volta tornati da Trento andarono a Bafàl, nei pressi di Cerana, ed estrassero dalla cava un blocco di marmo nero di alcuni quintali, lo trascinarono fino al piazzale della chiesa di San Faustino, chiamarono quindi un bravo “spizoclìn” (tagliapietre) perché ne ricavasse una bella lapide rettangolare. Nel frattempo incaricarono un competente, forse un notaio, di preparare un breve e chiaro riassunto di quanto contenuto nel “Documentone” redatto a Trento; lo fecero quindi scolpire sulla lapide in lingua volgare, in modo che tutti lo potessero comprendere. La lapide fu infine murata all’interno della chiesa di San Faustino perché tutta la comunità potesse vederla sempre, e ancora oggi si trova lì anche se il suo scopo non è più lo stesso al quale è servita per 300 anni!
Oggi, quando si parla di “Decima di Preore” ci si riferisce proprio alla lapide di marmo nero, quale simbolo di secoli di storia della Comunità di Preore e dei suoi uomini, che hanno fatto anche la storia delle Regole di Spinale e Manez.
L’iscrizione sulla lapide recita così:
UNIVERSIS ET SINGULIS NOTUM SIT COME
LA COMMUNITA’ E UNIVERSITA’ DE PRAVOR
SONO TENUTI A TOR LA INVESTITURA
E RENOVATIONE DEL FEUDO DELLE DECIMI
E DE TUTTE LE PERSONE DEL DECIMAR
DAL VENERABILE CAPITOLO
E SIGNORI CANONICI DE TRENTO
IN FINE DE ANNI VINTINOVE,
E SI COMENZO A DI 4 DE ZENERO 1496,
ALITER, NON TOLENDO INVESTITURE
OVERO RENOVATIONE,
CORREREBBONO IN PENA DE MARCHI 100
E CASCAREBBONO DAL SUO FEUDO.
INVESTITURIS PORRO &C.