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Attività economiche tradizionali

Oltre alla tradizionale attività del pascolo nelle malghe in quota, le Regole di Spinale e Manez gestirono anche altre attività economiche all’interno dei territori di proprietà, soprattutto a partire dal XIX secolo.
Tali attività rappresentarono le voci principali delle entrate fino alla metà del ‘900 quando si sviluppò il turismo, prima invernale poi anche estivo, a Madonna di Campiglio portando una serie di nuove opportunità economiche anche per le Regole: sfruttamento del terreno per la realizzazione di impianti di risalita e di piste da sci, costruzione di rifugi e ristoranti in quota, costruzione di residenze turistiche.

La “pistoria”

ovvero il panificio, che le Regole possedevano a Ragoli e che appaltavano ogni tre anni, secondo delle norme fissate in un apposito atto del 1874. Le norme riguardavano il sistema e la qualità di panificazione, il canone di affitto, le condizioni di vendita del pane; dall’atto si evince che già all’epoca era in vigore la pratica dell’asta con offerta segreta dei concorrenti, come tuttora funzionano gli appalti delle Regole.

“Pro cento poveri”

Ovvero il sostegno economico dato ai poveri dei comuni di Ragoli, Coltura e Manez, già dalla seconda metà del XIX secolo. L’1% delle entrate straordinarie delle Regole veniva destinata ai poveri dei tre comuni proprietari di Spinale e Manez in rapporto ai fuochi parziari degli stessi comuni. Coltura non riceveva i proventi di Manez in quanto non era proprietaria di questo monte. Il contributo veniva versato nelle casse dei comuni che si impegnavano, non si sa come, ad utilizzarlo per aiutare appunto i poveri.

L’osteria al Palù

Chiamata anche “locanda” o “stabilimento”, si ha notizia di questa attività già dalla metà del ‘700, presso il registro delle entrate 1741-1810 conservato nell’Archivio delle Regole.
L’osteria si trovava nella località chiamata ancora oggi Palù, a Madonna di Campiglio, nel territorio del Comune di Ragoli. Principalmente ospitava tutte le persone che lavoravano sul monte Spinale come malgari, boscaioli, carbonai, cacciatori, amministratori delle regole o gli stessi regolani che si recavano in malga per prelevare il bestiame o per “la pesa del latte”, ricercatori di trementina e genziana. Le porte si aprivano anche a persone provenienti da altri comuni non condomini, ecco perché per i compiti sociali e umanitari che esercitava si può considerare una sorta di moderno rifugio alpino.
L’affitto della locanda veniva dato in appalto dalle Regole mediante offerta segreta, al miglior offerente senza alcuna preferenza per i regolani, durava sette anni con inizio dal giorno di S. Michele (29 settembre). Al locatario veniva affittato anche l’adiacente pascolo, nel quale poteva trovare ricovero in caso di necessità il bestiame dell’Alto Spinale. Nel contratto di affitto era incluso l’uso di legname e strame della Regola per la normale conduzione della locanda con l’obbligo però di fornire il fieno a buoi, muli o cavalli che avessero fatto tappa all’osteria durante il trasporto dei latticini dalle malghe dello Spinale a valle.

La “rassica” (segheria ad acqua) al Palù

Le Regole possedevano già due segherie nella zona chiamata Plaza (in Val Brenta, circa all’altezza dell’attuale paese di S. Antonio di Mavignola). A fine ‘800, dopo che erano iniziati i lavori di costruzione della strada per Campiglio (cioè la vecchia strada!) gli amministratori valutarono la necessità di avere una segheria anche al Palù. Vennero prese in considerazione le alternative dell’acquisto e della costruzione “sotto il prato al Palù di Spinale luogo detto al Buss”; le Regole optarono quindi per quest’ultima in quanto il comune di Pinzolo aveva dato il consenso alla deviazione delle acque del torrente Sarca, necessarie al funzionamento della segheria.
La costruzione fu ultimata nel 1877 e la sua attività durò fin oltre la seconda guerra mondiale quando l’amministrazione delle Regole decise che era più conveniente vendere il legname in tronchi, le cosiddette “bore”, anziché lavorato in tavole.
Inaugurazione
La "rassica" al Palù

La raccolta della trementina, della genziana e dei mughi

La trementina (“rasa”) veniva raccolta praticando incisioni sulla corteccia o forando il tronco della conifera e usata nel campo delle vernici e dei saponi.
La genziana veniva raccolta per utilizzarne le radici nella preparazione dell’omonimo distillato. Recentemente a Spiazzo Rendena, un paese situato circa a metà della Val Rendena, è stata rimessa in funzione un’antica distilleria, che lavorava attivamente proprio a fine ‘800 e che si riforniva di radici anche dal monte Spinale.
Anche i mughi venivano impiegati nella preparazione di distillati e di miracolosi sciroppi per la tosse……….
Inizialmente la raccolta della trementina era concessa direttamente al richiedente dietro pagamento di un adeguato compenso alla Regola. A partire dalla fine ‘800 venne introdotta la pratica dell’asta con offerte segrete per ottenere l’autorizzazione alla raccolta sia della trementina sia della genziana e dei mughi.

Stramaglie e foglia morta

Le stramaglie sono i sottoprodotti del taglio delle piante. Venivano vendute all’asta quando si trovavano vicino ai paesi, ciò succedeva soprattutto nella regola di Manez.
La “foglia morta” veniva usata per preparare i “patuzzi”, il letto per i bovini. L’autorizzazione alla raccolta era diretta, dietro pagamento di un compenso.

I carbonai

La pratica di “carbonare” la legna era molto diffusa nelle Regole di Spinale e Manez, soprattutto nelle zone in cui venivano fatti tagli di piante e la lontananza dai centri abitanti era tale da impedire di vendere gli scarti del taglio come legna da fuoco.

La caccia

Nel 1878 a tale Damaso Serafini veniva concessa la prima “privativa” di caccia sul monte Spinale, con la condizione che anche gli abitanti di Ragoli e Montagne vi potessero cacciare liberamente. Successivamente il Capitanato di Tione intervenne a regolamentare gli appalti di caccia nel territorio delle Regole. L’ultimo ritrovato è del 1901, mentre in un documento del 1907 si fa riferimento al diritto del locatario dell’Hotel Brenta al Palù di praticare la caccia nella zona dello Spinale.

Il legname

Il legname veniva sempre venduto all’asta, in qualunque posto fosse assegnato il taglio. Ci sembra interessante raccontare qui come avvenivano le diverse aste per il legname.
L’amministrazione delle Regole fissava il numero delle piante da tagliare, che doveva poi essere autorizzato dall’Agenzia Forestale di Tione. Si procedeva quindi alla “martellazione” delle piante e successivamente veniva indetta l’asta che poteva essere segreta (cioè tramite offerta scritta chiusa in una busta), vocale e vocale-segreta.
All’ora fissata e alla presenza di due deputazioni, una per Regola, venivano aperte le buste, se l’asta era segreta; se invece era vocale veniva “gridato il prezzo di prima grida”. L’eventuale aumento non doveva essere inferiore a un soldo per “ogni bora normale” (ovvero per ogni tronco normale). L’asta restava aggiudicata al maggior offerente.
Nell’asta vocale-segreta, alla fine di quella vocale, venivano aperte le offerte in busta: se una di queste era maggiore del prezzo spuntato nell’asta vocale, ad essa restava aggiudicato il legname.
Se l’asta andava deserta la deputazione poteva decidere di offrire subito “un prezzo ribassato di prima grida”. In alternativa si poteva avviare una trattativa privata con un negoziante presente per evitare una nuova asta.